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I Cento Passi

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Spagna 3 novembre 2008 biografici, drammatici, film letto 1.242 volte No Comment Stampa questo Post Stampa questo Post Invia per Email questo Post Invia per Email questo Post

Film

“I Cento Passi”,

curato dall’autorevole regia di Marco Tullio Giordana, è un film di forte impegno civile che si inserisce a pieno titolo nel lungo “filone” di pellicole italiane sul tema della lotta alla Mafia, quel male incurabile ed oscuro che da sempre affligge il nostro bel Paese, derubandolo di speranze, possibilità e futuro.

Il film narra di un fatto realmente accaduto negli anni Sessanta, periodo importantissimo che vide la nascita di contestazioni giovanili e di grandi rivoluzioni intellettuali, in un tipico paese siciliano, Cinisi, completamente controllato dalle attività malavitose del boss locale detto “Zio Tano”.

Il controllo degli appalti per l’aeroporto di Punta Raisi ed il traffico della droga gestiti dallo Zio Tano si scontrano, però, con gli ideali di alcuni coraggiosi giovani “rivoluzionari” di sinistra guidati dalla grande personalità di Peppino Impastato.

Questo ristretto ma risoluto gruppo di contestatori decide di affrontare “frontalmente” e senza mezze misure lo Zio Tano, fondando una radio di propaganda dei principi comunisti attraverso cui Peppino ridicolizza apertamente l’intoccabile boss.

Scena emblematica del film, a cui si deve il titolo della pellicola, è quella in cui Peppino, in seguito all’ennesimo atto di intimidazione subito dalla mafia, prende suo fratello più piccolo ed in piena notte si avvia per la strade desolate della città contando, con rabbia e sdegno, i passi che separano casa sua da quella dello Zio Tano:

“CENTO PASSI”, appunto.

Immagine anteprima YouTube

“Solo cento passi” per arrivare sotto la finestra del boss ed urlargli contro che

“la mafia è una montagna di merda!”;

“solo cento passi” per denunciare come la vera pericolosità di questi malavitosi risieda proprio nel loro essere drammaticamente “integrati” nella società;

“solo cento passi” per essere inghiottiti da quella morsa di terrore e paura chiamata Mafia.

“Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi. Prima di abituarci alle loro facce. Prima di non accorgersi più di niente”;

ecco qual era l’obiettivo di Peppino Impastato prima di essere fatto saltare in aria con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia nella notte tra l’8 ed il 9 maggio del 1978.

Questo è un film che mi è piaciuto particolarmente perchè “urla” al cuore dello spettatore, risvegliando in chi guarda quella coscienza civile ed umana che troppo spesso rimane “addormentata” tra le pieghe di indifferenza e paura della società.

È un film che rappresenta un vero e proprio “inno” al coraggio, invita ad aprire gli occhi su una realtà così subdola che purtroppo ha segnato, e continua a segnare, ogni angolo del nostro Paese; una realtà da cui non si può semplicemente cercare di scappare, ma che si deve assolutamente denunciare ed ostacolare con ogni mezzo, nonostante la paura, perché:
“la mafia uccide, ma il silenzio pure”.

Immagine anteprima YouTube

Peppino, proprio durante il suo funerale, tornerà ad essere più vivo che mai, grazie al rosso sventolante di centinaia di bandiere di chi, quel giorno, non ha avuto paura di accompagnarlo e celebrarlo.

In un certo qual modo, pertanto, si può dire che la battaglia di Peppino Impastato non sia stata una goccia nel mare, quanto piuttosto il “motore” che ha smosso, e continua a smuovere, milioni di coscienze di giovani che lo considerano un simbolo di speranza.

 

Immagine anteprima YouTube


Scheda


TITOLO: I Cento Passi
CAST: Luigi Lo Cascio, uigi Maria Burruano,Lucia Sardo,Paolo Briguglia,Tony Sperandeo, Andrea Tidona, Claudio Gioè,Domenico Centomare, Antonino Bruschetta,Paola Pace, Pippi Montalbano
REGIA: Marco Tullio Giordana
SCENEGGIATURA:
Claudio Fava; Marco Tullio Giordana; Monica Zappelli

GENERE: drammatico, biografico

ANNO DI USCITA: 2000
PAESE:Italia

Citazioni

Che ci volevi fare vedere Tano? Che non hai paura? Neanche per giocare cu picciriddu. (Cesare Manzella)

Pevvoi i siciliani dovevano restare nelle caverne. (Cesare Manzella) [Rivolto a Stefano Venuti, esponente del PCI locale, che denuciava le complicità mafiose negli appalti pubblici.]

Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.
Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”.
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.
Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino.
Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma no perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nutto immescato cu niente. (Salvo Vitale) [Discorso fatto alla Radio Aut la notte della morte di Peppino Impastato]

Dialoghi

DIALOGHI

Peppino Impastato: Sei andato a scuola, sai contare?
Giovanni Impastato: Come contare?
Peppino Impastato: «Come contare», uno, due, tre, quattro. Sai contare?
Giovanni Impastato: Sì, so contare.
Peppino Impastato: E sai camminare?
Giovanni Impastato: So camminà.
Peppino Impastato: E contare e camminare, insieme, lo sai fare?
Giovanni Impastato: Sì, penso di sì…
Peppino Impastato: Allora forza. Conta e cammina. Dai. [prende il fratello per il braccio e comincia a camminare] Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto..
Giovanni Impastato: Dove stiamo andando?
Peppino Impastato: [alza la voce] Forza, conta e cammina! [...] ottantanove, novanta, novantuno, novantadue,
Giovanni Impastato: Peppino…
Peppino Impastato: Novantatré, novantaquattro, novantacinque, novantasei, novantasette, novantotto, novantanove e cento! Lo sai chi c’abita qua?
Giovanni Impastato: Ammuninne [sottovoce, intimorito]
Peppino Impastato: [inizia a urlare] Ah, u’zu Tanu c’abita qua! Cento passi ci sono da casa nostra, cento passi! Vivi nella stessa strada, prendi il caffè nello stesso bar, alla fine ti sembrano come te! «Salutiamo zu’ Tanu!» «I miei ossequi, Peppino. I miei ossequi, Giovanni». E invece sono loro i padroni di Cinisi! E mio padre, Luigi Impastato, gli lecca il culo come tutti gli altri! Non è antico, è solo un mafioso, uno dei tanti!
Giovanni Impastato: È nostro padre.
Peppino Impastato: Mio padre, la mia famiglia, il mio paese!!! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!!!

Curiosità

Peppino Impastato muore nel 1978, nel giorno del delitto Moro. Oscurati dalla tragedia nazionale in atto in quei giorni, la sua storia e la sua tragica fine resteranno ignoti alla massa per più di vent’anni, sino all’uscita del film.

« Questo non è un film sulla mafia, non appartiene al genere. È piuttosto un film sull’energia, sulla voglia di costruire, sull’immaginazione e la felicità di un gruppo di ragazzi che hanno osato guardare il cielo e sfidare il mondo nell’illusione di cambiarlo. È un film sul conflitto famigliare, sull’amore e la disillusione, sulla vergogna di appartenere allo stesso sangue. È un film su ciò che di buono i ragazzi del ’68 sono riusciti a fare, sulle loro utopie, sul loro coraggio. Se oggi la Sicilia è cambiata e nessuno può fingere che la mafia non esista, ma questo non riguarda solo i siciliani, molto si deve all’esempio di persone come Peppino, alla loro fantasia, al loro dolore, alla loro allegra disobbedienza. »

(Marco Tullio Giordana Cinematografo 2007)



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